Gen 212019
 

La persecuzione degli ebrei da parte del regime fascista è stata a lungo edulcorata e rimossa nella memoria pubblica dell’Italia repubblicana. Solo in una fase relativamente recente la storiografia ha messo in piena luce il pieno coinvolgimento degli apparati dello Stato, la pervasività e gli effetti devastanti delle leggi antiebraiche e la corresponsabilità del fascismo di Salò nell’arresto e nella deportazione degli ebrei dall’Italia ad Auschwitz..

Un altro aspetto che si è segnalato all’attenzione degli storici è l’atteggiamento complessivo della popolazione italiana. Se l’adesione attiva alla persecuzione riguardò soprattutto l’ala militante del Partito fascista, tuttavia l’atteggiamento prevalente degli italiani non ebrei fu il distacco, l’apatia, l’indifferenza. Soltanto dopo l’8 settembre 1943 e lo sviluppo del movimento della Resistenza si attivarono estesi comportamenti e vere e proprie reti di solidarietà da parte di militanti antifascisti, enti religiosi, cittadini comuni.

Una seconda pagina  difficile e dolorosa fu la difficile reintegrazione dei perseguitati  nei loro diritti, in particolare negli impieghi pubblici, nei primi anni della Repubblica.

A questi temi sarà dedicata la Giornata della memoria 2019, con le relazioni di Anna Foa, Gli ebrei italiani tra persecuzione, isolamento, indifferenza, e di Micaela Procaccia, La difficile reintegrazione degli ebrei dopo il 1945.

Verrà anche proiettata una video testimonianza di Settimia Spizzichino, che fu l’unica donna deportata dal ghetto di Roma  sopravvissuta ad Auschwitz, e che è stata una delle più eminenti testimoni della Shoah

 

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